Mercoledì, 14 Novembre 2007 - 08:03 - 537 Letture
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a aperto i lavori dell'Oracle Open World in svolgimento a San Francisco in modo originale, quasi altezzoso. In pure stile Larry Ellison si potrebbe dire. Il numero uno della casa californiana ha chiamato a raccolta partner, sviluppatori e i vertici delle società It a Oracle più vicine (con il Ceo della Hewlett Packard Mark Hurd in testa) per fare il punto sulle dinamiche del mercato enterprise e ha pensato bene di dare loro il benvenuto con uno studiato e nostalgico "flash back".
Il suo keynote di domenica 4 novembre è stato infatti un ragionato domanda e risposta sulla trentennale storia della società e con la tecnica di un banalissimo quiz televisivo ha marcato i tratti della sua "creatura", una società che ha speso negli ultimi quattro anni circa 30 miliardi di dollari (e altri 7 è pronta a investirne) per portarsi a casa i maggiori specialisti del software applicativo. Tanti gli aneddoti che il fondatore di Oracle ha offerto in pasto alla platea e fra questi quello con cui ha ricordato come prima di salire sul ponte di comando della società che oggi tutti conoscono era al timone della Software Development Laboratories, quasi a ribadire la vocazione innovativa nel proporre programmi informatici per le aziende, che decollò nell'ormai lontano 1978 con il lancio della prima versione commerciale del database relazionale Sql. Sono passati più di 30 anni e il rievocarli con orgoglio è stato per Ellison un piacere condito da fatti, traguardi raggiunti e quel pizzico di arroganza che fa parte del personaggio. Che non ha mancato comunque di far capire chiaramente cosa vuole essere Oracle oggi per il mercato: e cioè un vendor It capace di supportate al meglio Ceo e Cio nel gestire (o riorganizzare) i processi di esigenze con un ventaglio di prodotti del tutto integrati, che fanno fondamento su una piattaforma middleware basata su standard aperti (Oracle Fusion) sopra cui girano le applicazioni e sulla disponibilità di "best practice" (governance, gestione del rischio, compliance) innovative. All'interno di un ecosistema completo e perfettamente ottimizzato.
Chi all'Open World è entrato nel merito delle strategie di prodotto è stato Charles Phillips, che della Oracle è Presidente. Soluzioni di virtualizzazione e architetture di application integration i punti caldi del suo intervento – nonché i capisaldi delle mosse della società per gli anni a venire - e in merito alle prime la grande "novità" presentata a San Francisco si chiama Vm. Quello presentato con tanto di demo ieri l'altro è in parole povere un software open source per server, gratuito, che lo stesso Philips ha così etichettato: "Oracle Vm è essenzialmente la nostra idea di virtualizzazione. Con esso serviremo alle aziende un unico ambiente operativo per la gestione della virtualizzazione e dei sistemi Linux". Il messaggio partito in direzione del mercato è quindi chiaro: massima libertà operativa agli utenti, grazie al pieno supporto delle applicazioni Oracle e di terze parti e a un'interfaccia grafica pensata per semplificare al massimo la gestione di più macchine basate su tecnologia x86, a 32 e 64 bit. Un annuncio che arriva nello stesso giorno in cui la Microsoft ha presentato (al TechEd di Barcellona) i piani di rilascio della versione 2008 di Windows Servr, che manco a dirlo andrà a integrare (a partire dalla seconda metà dell'anno prossimo) il tool di virtualizzazione Hyper-V (hypervisory).
Fra le novità di rilievo registrate all'evento di San Francisco – fra questi anche la versioni 11g (beta 4) di Fusion Middleware e della suite Enterprise Manager – ci sono quelli riguardanti l'Application Integration Architecture (Aia) 2.0 e l'Aia Foundation Pack. Strumenti, e il secondo in particolare, nati in un'ottica di piattaforma aperta (appoggiata sul middleware proprietario) per l'integrazione delle Oracle Applications con quelle dei partner. Tornando al fronte open source, la casa di Redwood Shores ha avuto modo di ribadire all'Open World un concetto in particolare, coerente con quello che è la filosofia con la quale ha dato vita al progetto "Unbreakable Linux". L'idea è cioè quella di garantire alle aziende che acquistano un'applicazione Oracle le capacità di farla dialogare con le componenti hardware dei server senza per questo dover ricorrere alle risorse del sistema operativo (leggi Windows). Così, per minimizzare il ruolo degli Os e pure quello dei cosiddetti "hypervisor" ad essi correlati (i tool di virtualizzazione, area in cui la VMware è il fornitore di riferimeno), Oracle ha deciso di realizzarne uno in proprio basato sulla tecnologia open source Xen Projects. Che tanto per gradire è alla base anche degli hypervisor integrati nei sistemi Linux della Novell e della Red Hat.
Note: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e% 20Business/2007/11/oracle-virtualizzazione.shtml?uuid=42863a5c-920d-11dc- 8116-00000e251029&DocRulesView=Libero |
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