
Attorno a Wi-Fi, tecnologia per la creazione di reti wireless, sono sorte in tutto il mondo comunità di volontari che offrono un accesso ad Internet via radio, alternativo e gratuito. In Italia questi network sono ancora assenti ma qualcosa inizia a muoversi.
Si sta oramai diffondendola tecnologia per le reti locali wireless 802.11b, chiamato anche Wi.Fi, e che si sta affermando come il concorrente più temibile di Bluetooth. E' passato solo poco tempo e sembra che Wi.Fi si trovi al centro di un vero e proprio boom. In quell'articolo, avevamo anche sostenuto che, probabilmente, l'inclusione nel sistema operativo Windows XP di Wi-Fi, a scapito del più noto Bluetooth, avrebbe causato la prematura scomparsa di quest'ultimo.
Un movimento di volontari
Questa tecnologia oggi connette via radio migliaia di computer in molte città americane e in tutto il mondo, offrendo un accesso ad Internet parallelo e alternativo rispetto a quello tradizionale costituito dalla rete telefonica e dai grandi provider. Si tratta di una vera e propria rete alternativa formata da singoli appassionati che costituiscono ognuno una maglia della catena che trasmette, via radio, il flusso delle informazioni di Internet. Intere metropoli hanno un proprio accesso parallelo alla rete: Seattle, la città che vide la prima grande manifestazione dei no global ed è così vicina alla principale sede di Microsoft, conta proprio la comunità più estesa ma anche New York, Parigi, Brisbane e così via.
Sono nate così delle vere e proprie comunità riunite attorno ad alcuni siti di riferimento. Sintomatici gli indirizzi di alcune di queste pagine Web: www.FreeNetworks.org , www.guerrila.net o www.wirelessanarchy.com , quest'ultimo, tra l'altro, informatissimo. In molti casi, come si legge in questi siti, vi è una precisa filosofia dietro i network che sono stati creati e che corrisponde all'obbiettivo di “fornire un accesso a Internet gratuito e assolutamente libero”, nonché permettere che il “flusso delle informazioni attraverso la connessione wireless non possa essere, in alcun modo, bloccato, controllato o archiviato dai governi”. Spesso queste comunità, oltre a diffondere il segnale Wi-Fi, sviluppano oggetti software e soluzioni per rendere più agevole e sicura la connessione, tutto questo nel più genuino spirito dell'Open Source. Oltre a questo aspetto ideale, che ricorda lo spirito con il quale furono costituite le Bbs, vi sono altre motivazioni nella scelta di questo tecnologia.
Wi-Fi, Bluetooth e tutti gli altri standard Wireless sono state pensati innanzitutto per la creazione di reti aziendali alle quali fosse possibile accedere semplicemente entrando nel locale ed accendendo il proprio portatile; Wlan (Wireless Local Area Network) che potessero essere riconfigurate senza impiantare trecce di cavi, installare pannelli sui pavimenti e così via. Oggi l'hardware necessario per implementare questa tecnologia è ancora relativamente costoso ma è probabile che nel prossimo futuro i prezzi caleranno con il risultato che diventerà sempre più facile vedere aule e uffici i cui computer sono “legati” attraverso Wi-Fi.
Come posso iniziare?
Wi-Fi, o per usare il nome tecnico, Ieee (Institute for Electronics and Electrical Engineering) 802.11b, è una tecnologia che serve a connettere via radio dispositivi elettronici. Utilizzando Ieee 802.11b è possibile collegare due dispositivi attraverso una connessione diretta (Peer to Peer) o più dispositivi passando attraverso un punto di accesso comune (Access Point). Questa seconda soluzione consente di avere un unico punto di accesso verso Internet per reti wireless di grandi dimensione con una velocità di trasmissione a 11 Mbps che permette di gestire le comunicazioni fino a 160 metri in ambiente aperto. Wi-Fi utilizza la medesima banda radio di cui si serve Bluetooth, la Ism a 2,4 GHz. La banda Ism (Industry, Science and Medicine) è un insieme di frequenze disponibili in tutto il mondo per applicazioni industriali, scientifiche e mediche, con lievi differenze nei limiti imposti da alcuni paesi sull'estensione della banda stessa. Per fruire di Internet attraverso Wi-Fi è sufficiente equipaggiare il computer con una scheda Wi-Fi compatibile e captare il segnale radio. Una volta messo a punto l'hardware bisogna naturalmente preoccuparsi del reperimento del segnale radio Wi-Fi ma proprio quest'ultimo è il punto più complicato. Nel nostro paese, infatti, il segnale non è praticamente diffuso e quindi la maggior parte del territorio ne è priva. Questa mancanza si può invece trasformare in un punto di forza in quanto chiunque può ricoprire il ruolo di Access Point scegliendo di condividere il proprio accesso, magari Adsl, alla Rete con altri utenti che potrebbero quindi navigare in Internet proprio attraverso il vostro abbonamento. A questo punto ci si può chiedere quale sia il vantaggio che si ottiene offrendo una condivisione. La risposta a questa domanda è stata ampiamente dibattuta nelle Faq dedicate a Wi-Fi e la risposta più semplice è che, dopotutto, ci si limita a condividere quella parte di banda che non si utilizza e che, in ogni caso, dietro vi è un'idealità, analoga a quelle delle prime Bbs, che non deve essere lasciata cadere.
Esistono però anche dei tentativi per riuscire a guadagnare da condivisioni di questo tipo. In America, Bruce Potter Adam, sistemista Unix sta sviluppando Captive Portals. Attraverso questo oggetto software gli utenti di un Access Point saranno forzati a connettersi attraverso una determinata home page, nella quale potranno essere inseriti dei banner. In questo modo si ritornerebbe all'idea di guadagnare attraverso la pubblicità.
Comunità wireless in Italia
Mentre il panorama internazionale Wi-Fi è vivacissimo, la nostra situazione è, per ora, meno vitale.
Non esistono infatti reti wireless nelle grandi città; i pochi appassionati si riuniscono principalmente attorno al sito www.wi-fi.it e occasionalmente in diversi newsgroup. Anche leggendo le discussioni in corso si ha l'impressione che, dietro molte domande, più che il progetto di grandi reti condivise stile Seattle Wireless o NoCatNet, vi siano le curiosità di appassionati radioamatori con il pallino dell'elettronica fai da te. La speranza è che articoli come questo incuriosiscano più di un lettore che a sua volta riesca a dare origine a una comunità wireless analoga a quelle presenti nelle grandi città di tutto il mondo. E' d'altronde difficile che i provider, che ricavano le loro entrate anche sulla base del traffico telefonico generato, favoriscano la nascita di reti di questo tipo o divengano loro stessi Access Point. Il progetto più grosso attualmente in corso nel nostro paese è quello di Megabeam che si propone di offrire un accesso wireless ad Internet e alle reti aziendali ai professionisti e manager in viaggio negli aeroporti, alberghi e nelle stazioni ferroviarie. Attualmente stanno testando questo servizio negli aeroporti di Roma Fiumicino e di Milano Linate, e nell'Hotel Artemide di Roma.
Presto questo stesso test sarà esteso a Milano Malpensa, a Venezia Tessera e nella catena di alberghi Starhotels. Il modello di Business di Megabeam è, più o meno, quello del Wisp (Wireless Internet Service Provider ) americano Boingo che offre gratuitamente un software che annusa (sniff) l'aria, ovvero ricerca e trova una connessione disponibile tra le migliaia di Access Point americane e che offre nel contempo una connessione“sicura”, ma a pagamento, in aeroporti, Hotel e Caffè.
Le comunità in Italia
In una recente intervista Matteo Savoldi (Coordinatore responsabile di wi-fi.it ) ha parlato sullo sviluppo delle comunità italiane di wireless.
“Bisogna purtroppo ammettere che in Italia siamo ancora agli albori, nonostante le aziende stiano spingendo sul wireless soprattutto nei portatili; di fatto questa tecnologia viene introdotta solamente ora nell'ambito aziendale, per quanto riguarda l'utilizzo privato credo bisognerà attendere ancora un po'. Con questo non voglio dire che nessuno utilizza questo sistema ma semplicemente che non è ancora capillarmente diffuso; ma è normale, in fondo una scheda di rete tradizionale costa ormai una miseria e chi non ha esigenze particolari è tendenzialmente portato a spendere il meno possibile.Conseguentemente di comunità italiane e siti interamente dedicati a Wi-Fi (che molto spesso sono opera di privati intraprendenti, appassionati e volenterosi) ancora non se ne vedono, se non primi rudimentali approcci come piccole sezioni di sito o articoli, all'interno di alcune e-zine, ma sono convinto che è solo questione di tempo; appena il "fenomeno" avrà terminato la sua fase di incubazione esploderà e si farà veramente molto sentire, ne sono convinto. Per quanto riguarda la legislazione forse siamo ancora un po' indietro rispetto agli Usa ma sicuramente il nostro Ministero delle Comunicazioni (che per altre questioni analoghe - vedi radioamatori- si muove notoriamente con tempi pachidermici) dovrà cedere alle esigenze del mercato e sfornare quanto prima una regolamentazione ad hoc. “Insomma, il momento è propizio perché anche da noi inizino a svilupparsi e crescano comunità di questo tipo".
Una legge per il wireless
La legge che regola le Wlan e le licenze individuali è oggi il DPR n.447 del 5 ottobre 2001, avente il titolo ”Regolamento recante disposizioni in materia di licenze individuali e di autorizzazioni generali per i servizi di telecomunicazione ad uso privato”. Questo decreto è stato pubblicato sulla gazzetta Ufficiale n. 300 28-12-2001- Suppl. Ordinario n.282 ed è entrata in vigore dal primo gennaio di questo anno e può essere consultata all'indirizzo www.comunicazioni.it . Nelle sue linee essenziali il DPR stabilisce che per usi interni non è necessaria alcuna autorizzazione per l'uso di prodotti Wireless lan “nell'ambito del proprio fondo di proprietà”. Per fondo di proprietà si intende il singolo sito o più siti contigui appartenenti allo stesso proprietario, soggetto fisico o giuridico.
In altre parole, per un uso limitato ad esempio al proprio appartamento o alla propria casa di campagna non occorre fare alcuna domanda di autorizzazione e non si pagano tasse. Per quanto riguarda, invece, le applicazioni esterne, al di fuori del proprio fondo di proprietà, è necessaria un'autorizzazione generale che si ottiene tramite domanda al Ministero delle Comunicazioni con il pagamento di una tassa annua minima. Il sistema potrà comunque essere già istallato nel momento in cui il cittadino spedisce al Ministero, via raccomandata A/R, la richiesta per ottenere tale autorizzazione. Questa richiesta è soggetta al silenzio/assenso da parte del Ministero stesso; in altre parole, trascorse quattro settimane senza che vi sia stata una risposta la richiesta si intende approvata. Non è possibile includere nel proprio fondo i collegamenti wireless insistenti su territorio pubblico come attraversamento di strade, ferrovie, fiumi, collegamenti terra mare e collegamenti tra piattaforme in mare. Ogni volta, insomma, che il segnale emesso attraversa del territorio pubblico occorre chiedere l'autorizzazione anche se ci si domanda come si possa impedire al segnale di uscire dal proprio appartamento.
E questo è tutto…
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