![]() Prima di discutere su Cultura Hacker bisogna definire il concetto di Hacker, nell’immaginario collettivo il termine Hacker indica una persona dedita alla criminalità informatica, alla violazione dei sistemi per profitto personale. Questa definizione generale è dovuta ai mass media, che senza preoccuparsi della veridicità o della correttezza dei termini usati, titolano blasonati giornali con allarmistici richiami agli Hacker. Ma in realtà per ogni reato informatico, in quello che è il così detto Underground Informatico c’e’ una definizione specifica, tutte ben lontane quante dalla definizione di hacker. Secondo Steven Levy (1996: 48) l'hacker pratica "l'esplorazione intellettuale a ruota libera delle più alte e profonde potenzialità dei sistemi di computer, o la decisione di rendere l'accesso alle informazioni quanto più libera e aperta possibile. Ciò implica la sentita convinzione che nei computer si possa ritrovare la bellezza, che la forma estetica di un programma perfetto possa liberare mente e spirito". Una definizione ben lontana da “criminale”. Per quanto concerne la cultura Hacker qui in Italia non penso sia mai esistita. Il fenomeno hacker quando nacque (e si parla degli albori di internet ) aveva un significato forte, persone che credevano fermamente che la ricerca potesse portare a una rapida evoluzione e in un certo senso una corsa alla perfezione, di fatti i primi Hacker della storia furono le persone che si impegnarono per rendere il mondo dei calcolatori accessibili alle grandi masse. Da lì grandi programmatori hanno reso semplice gestire i calcolatori, fino ad arrivare ai sistemi operativi odierni. Un esempio di cultura Hacker è il fenomeno Linux, un sistema operativo realizzato nel nucleo da una sola persona, ma reso pubblico in ogni sua parte; è quindi diventato il “porta bandiera” della ricerca e sviluppo collettivo del mondo hacker. Tornando all’Italia a parte poche eccezioni la maggior parte delle persone che frequentano chat, mailing list, news groups definisce hacker colui che sa violare la sicurezza di un sistema, soprattutto se le persone che frequentano questi “luoghi virtuali” sono ragazzi tra i 14 e 20 anni, che vedono nel “bucare” la sicurezza di una macchina un modo per essere “accettati” nelle comunity di tendenza, dico “di tendenza” proprio perché qui da noi essere hacker non è una filosofia di vita ma una tendenza, come lo possono essere i pantaloni strappati e le felpe firmate. Alimentati dalla disinformazione della stampa di settore e non, questi ragazzi (ma anche adulti) si auto definiscono hacker pensando che quello che fanno sia “essere hacker” e il problema è proprio qui, perché si può essere impiegato statale, si può essere ferroviere, bidello, cameriere ma non si può “essere hacker”, non si impara il libro e ci si può chiamare hacker, quello che queste 6 lettere significano va ben oltre quello che si fa con il personal computer, l’esplorazione intellettuale come dice S. Levy è applicata in ogni cosa della vita. La cultura dell’Hacker Criminale è data da titoli come “Hacker, Massima sicurezza”, “10 mosse per difendersi dagli Hacker”, “5 semplici passi per diventare Hacker” solo perché il termine fa notizia. Ed ecco che oggi se si pronuncia Hacker si pensa subito a “carte di credito rubate”, “dati confidenziali rubati”, “soldi rubati”, “file rubati”, insomma la criminalità su internet è racchiusa in un semplice termine d’impatto. A mio avviso un modo semplicistico di vedere o di proporre quello che invece è un panorama molto più ricco e molto più interessante, basti pensare che i protocolli che oggi usiamo su internet (ndr. I più famosi TCP, UDP, ICMP) sono stati sviluppati e in seguito perfezionati da persone con quella voglia di esplorazione, ricerca e voglia di fare che io definisco hacker. Mentre il ragazzo che entra sul sito e lo defaccia (ndr. Modifica la pagina iniziale del sito) lo definisco defacer, la persona che viola un sistema informatico la definisco system cracker, non è un semplice gioco di terminologia, anche perché chiamare tutti gli appartenenti a una determinata classe con un nome che non appartiene a quella classe non è un’ errore di termini ma disinformazione. Per far capire meglio quello che voglio dire porterò un esempio, un truffatore, non può essere chiamato cameriere, perché le due cose non sono correlate e una definizione sommaria così non ha senso. E tutto questo grazie a chi fare informazione proprio non interessa. A dirla tutta la colpa di questi “errori” è anche dei responsabili della sicurezza informatica delle società, che grazie all’imperizia con cui gestiscono la sicurezza dei loro server rendono facile la vita a ipotetici ragazzi con il bagaglio di conoscenze necessario a sfruttare quell’errore per penetrare il sistema mal gestito, e di certo il responsabile non può dire che il sistema è stato violato per colpa della sua poca professionalità e da la colpa a quelle persone con superpoteri chiamati hacker, capaci di penetrare nelle reti con i loro occhi laser. Infondo penso che gli hacker ormai siano un po’ come Babbo Natale, all’inizio magari esisteva San Nicola di Patara, in Turchia ma ora di certo no. © GnomixLand http://www.gnomixland.com/ |