![]() La firma digitale, nuova modalità di utilizzo
delle tecniche di crittografia che, consentendo di raggiungere la completa sicurezza
circa la provenienza di un determinato documento e la sua non ripudiabilità
(cioè l'impossibilità di non riconoscerlo più come proprio una volta inviato),
sono state riconosciute dal legislatore, come criterio valido per attribuire
valore giuridico ai documenti gestiti attraverso il computer. Una volta reso
operativo l'intero sistema, sarà quindi possibile, per esempio, farsi mandare
un certificato dal Comune, senza bisogno di stamparlo su carta, con la sicurezza
che sia proprio stato fatto e inviato dall'impiegato comunale che ha firmato
digitalmente. Questo risultato si è raggiunto con una particolare applicazione
della crittografia asimmetrica, quella cioè che usa una doppia chiave (una che
viene resa pubblica, l'altra che rimane privata) per “chiudere" (cioè rendere
illeggibile) e “aprire" (rendere cioè leggibile) un determinato documento
elettronico: se chiuso con quella pubblica, può essere aperto solo da quella
privata, e viceversa. In particolare quindi in questo sistema si parte dal presupposto
tecnico che se si riesce ad aprire il testo con la chiave pubblica di Tizio,
vuol dire che quel testo può essere stato chiuso solo dalla corrispondente chiave
privata di Tizio, e quindi Tizio ne sarà anche stato l'autore. Di fondamentale
importanza in un sistema così concepito è la sicurezza che si deve avere circa
la corrispondenza tra chiave pubblica e titolare della stessa: si deve cioè
essere certi che la chiave pubblica di Mario Rossi sia utilizzata effettivamente
da Mario Rossi, e non da un altro soggetto che usa indebitamente il suo nome.
Questa sicurezza si acquisisce attraverso l'intervento di un organismo esterno
detto Certificatore, che rilascia concretamente certificati che attestano l'indicata
corrispondenza. Individuato l’ultimo importante protagonista del sistema di
firma digitale, utilizzato per dare valore giuridico al documento elettronico,
vediamo ora come funzionerà in pratica l'intero meccanismo. Innanzitutto il
soggetto deve predisporsi per l'utilizzo del sistema, e quindi dotarsi di una
postazione operativa informatizzata (essenzialmente un computer collegato a
Internet), oltre a munirsi dell'opportuno software per l'attività di firma.
Questo, fornito (direttamente, oppure tramite il soggetto che erogherà un determinato
servizio ai propri utenti) dallo stesso ente che successivamente svolgerà la
fondamentale funzione di garantire l'associazione chiave-titolare, il cosiddetto
certificatore, dovrà permettere la riduzione della coppia di chiavi, contenere
la funzione di hash (funzione matematica che effettua una specie di riassunto
di poche righe del testo, qualunque sia la sua lunghezza, rendendo più facile,
sicura e veloce l'applicazione della chiave privata), consentire l'uso delle
tecniche crittografiche, e quindi rendere possibile l'apposizione e la verifica
delle firme digitali: probabilmente tali esigenze verranno soddisfatte da un
sistema congiunto di software e smart card (tipo quelle della Sim dei cellulari),
aggiungendo alla stazione operativa un lettore di carte elettroniche. Una volta
creata la coppia di chiavi, l'utente dovrà renderne pubblica una attraverso
la procedura di certificazione; tale procedura consiste nella richiesta presentata
a uno dei soggetti che svolgono la funzione di certificatori delle chiavi pubbliche
di attestare la corrispondenza chiave-titolare, di rilasciare quindi il relativo
certificato (che dovrà essere allegato ogni volta in cui il soggetto appone
la propria firma digitale), e di inserirlo insieme alla chiave pubblica dell'utente
nell'elenco delle chiavi di sua gestione, elenco che sarà posto online a disposizione
di chiunque voglia accertare la provenienza di un determinato documento elettronico
firmato digitalmente. Terminata con questa operazione la fase preparatoria dell'uso
del sistema di firma digitale, l'utente è pronto a sottoscrivere i propri documenti.
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